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Cabine telefoniche come i panda

Telecom ne rottama 30mila, referendum fra gli utenti per salvarne una parte
La prima venne installata nel febbraioo del 1952 in piazza S. Babila a Milano

ROMA - Affacciatevi alla finestra e guardate la vecchia cabina telefonica che è lì da sempre, parte del paesaggio e anche un po' della vostra vita. Potrebbe essere l'ultima volta che la vedete. Nel 2010, Telecom lancerà una colossale campagna di rottamazione di quelli che considera ormai inutili scheletri di ferro.

Mentre il telefonino diventa un bene di tutti, Telecom demolirà 30 mila sue cabine delle 130 mila esistenti. Prima di scatenare le sue ruspe, Telecom dovrà chiudere una lunga trattativa con il Garante delle Comunicazioni che ha già messo dei precisi paletti. Il Garante vuole, intanto, l'adesivo del preavviso. In pratica, Telecom dovrà incollare un cartello in ognuna delle cabine che intende cancellare, annunciandone la prossima dipartita. Il cartello indicherà un numero telefonico gratuito ed anche un'e-mail. Questa: cabinatelefonicaagcom. it. La e-mail farà capo proprio agli uffici del Garante.

Un cittadino, un'associazione di quartiere, anche il Comune potranno usare questo numero o questa e-mail per chiedere che la cabina telefonica venga risparmiata e lasciata in attività. Nei successivi 2 mesi, il Garante valuterà se quel telefono ha ancora diritto di vivere perché utile o addirittura indispensabile.

Il Garante chiede anche che le cabine superstiti siano riportate alla civiltà. In caso di avaria, Telecom dovrà ripararle entro 15 giorni. Non solo. Il 50 percento delle cabine operative permetterà di chiamare con le monetine. Non sarà più necessario, dunque, l'acquisto delle schede prepagate. E il 75% delle cabine, poi, sarà congegnato per consentire ai disabili di telefonare.



Il Garante, poi, pretende che siano risparmiati i telefoni pubblici sistemati in realtà delicate, come gli ospedali e le Asl; le carceri; le caserme con almeno 50 soldati; infine i rifugi di montagna (dove magari arriva la slavina e il cellulare non prende). Dovrebbero sopravvivere anche gli impianti che sono nelle scuole medie ed elementari. Sono a rischio taglio, invece, gli apparecchi che Telecom, fino ad oggi, è obbligata a tenere in vita negli uffici pubblici, nei centri commerciali, negli stessi luoghi di culto. Attualmente, questo insieme di realtà sensibili ospita 13 mila 500 apparecchi pubblici che si ridurranno di un migliaio di unità.


Per giustificare la cancellazione delle cabine telefoniche, la Telecom ha presentato al Garante e poi alle associazioni dei consumatori (in una riunione del 17 dicembre) un quadro tutto lacrime e sangue. I dirigenti di Telecom hanno giurato che tenere in vita 130 mila cabine costa "alcune decine di milioni di euro ogni anno". Soldi letteralmente buttati, visto il traffico telefonico che le cabine ormai generano. Secondo Telecom, il 54% delle cabine viene utilizzato ogni giorno per fare un massimo di tre telefonate; mentre il 27% per un massimo di 2 telefonate.

I consumatori hanno mosso delle obiezioni. E' vero, Telecom spende dei soldi per tenere in attività le cabine. Ma questi soldi arrivano, almeno in parte, dallo Stato sotto forma di sostegno pubblico al servizio. L'assegno statale sarebbe superiore, ogni anno, ai 15 milioni. I manager di Telecom hanno assicurato che rinunceranno ai contributi pubblici in proporzione al numero di cabine che saranno via via cancellate.
Nel 2010, dunque, spariranno 30 mila cabine su 130 mila. Ma le associazioni dei consumatori hanno capito che Telecom preme per ripetere l'operazione nel 2011, quando altre 30 mila cabine saranno a rischio ruspa. A meno che le telefonate o le e-mail dei cittadini non riescano a salvare loro la vita.

fonte : repubblica.it

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Mediaset vince la causa contro YouTube

Mediaset ha vinto la causa contro YouTube! Secondo una ricerca effettuata circa due mesi fa dall'emittente televisiva, il sito di video-sharing di Google ospiterebbe ben 542 minuti della trasmissione Grande Fratello, in onda su canale cinque. L'accusa è naturalmente quella di aver violato i diritti di proprietà intellettuale, sfruttando marchio e logo della trasmissione.

Mediaset ha chiesto un risarcimento di 10000 euro per ogni minuto riprodotto, e un'ammeda di 10000 euro al giorno nel caso di un possibile ritardo (anche se quest'ultimo elemento è ancora al vaglio dei giudici). I legali di Google difendono la posizione dell'azienda di Mountain View ricordando che YouTube ha solo esercitato diritto di cronaca.

Google pero' non è solo responsabile dei contenuti che vengono pubblicati su Youtube ma è anche direttamente interessato alla loro organizzazione. Al momento, l'azienda di Mountain View deve rimuovere tutti i filmati, filtrandoli ed identificandoli autonomamente.

fonte : notebookitalia.it

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Regolare Internet: su El Pais i blogger difendono la libertà della Rete

Una proposta al G8 per regolamentare Internet nel mondo: l'annuncio del premier italiano Silvio Berlusconi rimbalza sui siti spagnoli grazie a un lancio dell'agenzia Efe. El Pais pubblica un breve articolo di cronaca e mette strategicamente in fondo una frase del presidente del Consiglio: «Precedentemente, il Cavaliere aveva promesso che la Rete sarà "un foro aperto a tutto il mondo"».
E' la scintilla che innesca decine di commenti dei lettori, per lo più critici. «Internet sarà sempre libera, perché è globale e non si può controllare qualcosa che riguarda tutti e ciascun Paese del mondo», scrive un lettore che si firma "Libertà digitale inespugnabile". C'è chi esprime diffidenza per una misura proposta da chi controlla gran parte dei media in Italia: «Controllare periodici, reti televisive e ora Internet! E questa è una democrazia?», sbotta "diego-tauro". «Come sempre, la destra vuole evitare la circolazione delle idee. Internet è un foro aperto a tutto il mondo, di fatto è il più democratico che possiamo avere in questi tempi di cinismo oscurantista» osserva "Abraham Barrera".

C'è chi evoca il Grande Fratello, mentre "Al" contro-propone che la rete controlli il G8 e "luisfer5000" si chiede: «E chi regola Berlusconi?». C'è anche qualche commento positivo: «Questa super-autostrada ha bisogno di semafori, come il sistema finanziario mondiale e la camorra. Indipendentemente dal fatto che Berlusconi non è il mio tipo, applaudo la misura», afferma "Farrar". Il commento di "pazzi" la butta sul ridere: «E' chiaro: poiché un'altissima percentuale del traffico su Internet è porno, e (Berlusconi) vuole tassare il porno…tutto combacia».
L'articolo pubblicato su El Pais invece non fa commenti nel riferire le dichiarazioni di Berlusconi: nella prossima riunione del G8 che si terrà nell'isola della Maddalena, l'Italia farà la proposta «di regolamentare Internet nel mondo. A Internet manca una regolamentazione». C'è un capoverso di spiegazione: «La regolamentazione internazionale di Internet è una faccenda complicata ancora irrisolta nell'agenda della comunità internazionale, dato che l'ambito virtuale della Rete rende difficile e, talvolta, elude l'applicazione delle leggi di ciascun Paese». Il testo della notizia pubblicato dal sito spagnolo Abc va oltre, specificando che uno dei problemi è l'abitudine di scaricare da Internet contenuti culturali coperti dal diritto d'autore.

Berlusconi, continua El Pais, ha sostenuto che «il luogo ideale per regolare Internet è il G8 e non l'Onu, dove c'è una "moltitudine" di Paesi e non si possono fare accordi». «In gennaio – si legge sul sito – presiederò per la terza volta il G8, che sarà un G20», perché alla riunione saranno rappresentati «l'80% dell'economia e il 72% della popolazione mondiale».
e a difesa della libertà del world wide web.

fonte : ilsole24ore.com

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Un software per spiare i cellulari

Un software per spiare i cellulari
120 perquisizioni in tutta Italia

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TORINO - Un software per spiare il telefono cellulare di un'altra persona, leggendo gli sms e controllando le chiamate. Sei persone sono indagate a Torino per aver intercettato, illegalmente, moglie e mariti in cerca di prove di infedeltà. Ma l'inchiesta della guardia di finanza di Vicenza potrebbe andare ben oltre una questione di gelosia coniugale: in tutta Italia sono state portate a termine 120 perquisizioni, per un totale di persone coinvolte che potrebbe toccare quota cinquecento.

Nel mirino dell'indagine delle Fiamme Gialle c'è un programma prodotto dall'azienda vicentina Access Group: un software in vendita a 500 euro che permette di tenere sotto controllo qualsiasi cellulare. E di leggere i messaggi, controllare la rubrica e gli ultimi numeri chiamati, ma anche di ascoltare le telefonate se ci si trova a meno di 5 metri di distanza nonché di localizzare la posizione dell'apparecchio.

Nel solo Piemonte sono state perquisite sei abitazioni: quella di un torinese, per esempio, che ha ammesso di aver usato il programma per controllare una moglie. Voci raccontano anche di un caso davvero incredibile: la guardia di finanza si sarebbe imbattuta in una coppia in cui moglie e marito, una all'insaputa dell'altro, si controllavano a vicenda. Per le sei persone indagate si ipotizza il reato di "installazione di apparecchiature atte a intercettare comunicazioni telefoniche", previsto dall'articolo 617-bis del codice penale e punito con il carcere fino a quattro anni.

In tutta Italia, poi, le perquisizioni sono state ben 120: storie di corna, certo, ma anche di spionaggio di altro tipo e più gravi. A questa prima fase di inchiesta, ne dovrebbe seguire un'altra fino a coinvolgere 500 persone. Il titolare dell'azienda che produce "la cimice" è stato indagato, assieme ad altri, per l'ipotesi di associazione a delinquere.

fonte: repubblica.it

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