A dieci anni dalla prima volta in cui fu proposto, l'Icann ha dato il nulla osta alla commercializzazione del suffisso identificativo delle pagine per adulti. Un mercato potenziale da 370 milioni di indirizzi. Ma le aziende temono la ghettizzazione

DOPO dieci anni di proposte, rifiuti e ricorsi, il porno su internet sta per avere il suo marchio di fabbrica: l'Icann, l'ente internazionale che gestisce i domini internet, ha dato il suo via libera alla creazione del suffisso ".xxx" per identificare i siti pornografici. Accanto ai tradizionali .it, .com o .net, dunque, gli editori di siti web e i loro utenti troveranno a breve un'altra estensione che caratterizzerà in maniera inequivocabile le pagine vietate ai minori.

Fino ad oggi, l'Icann si era sempre opposta alla creazione del dominio .xxx. Negli ultimi anni, le richieste in tal senso erano state ripetutamente rispedite al mittente. Ora, però, l'organismo che si occupa degli indirizzi web per conto del governo statunitense ha cambiato idea. Adesso si metterà in moto il processo che, nell'arco di alcuni mesi, porterà alla commercializzazione dei primi indirizzi .xxx.

Quello della pornografia è un mercato particolarmente fiorente su internet. Secondo i dati diffusi da Internet Pornography Statistics, i navigatori spendono 3 mila dollari al secondo in contenuti per adulti. La parola "sex" è di gran lunga la più cliccata sui motori di ricerca, prendendosi da sola il 25 per cento di tutte le richieste. Si stima che i siti internet pornografici in tutto il mondo siano 370 milioni.

Il mercato potenziale per i domini .xxx è dunque immenso, anche se l'adozione del nuovo suffisso da parte dell'industria del porno è tutt'altro che scontata: alcuni aziende dell'entertainment per adulti hanno già espresso la loro contrarietà, temendo che il nuovo dominio si riveli un ghetto e faccia fuggire gli utenti. Gli operatori del settore pensano, e non a torto, che un'etichetta identificativa dei contenuti vietati si possa rivelare un boomerang: gli amministratori di rete, ad esempio, potrebbero facilmente proibire l'accesso dei loro clienti a tutti i siti il cui indirizzo termina per .xxx. Per motivi diametralmente opposti, anche alcune associazioni religiose statunitensi si sono ripetutamente pronunciate contro la creazione di un suffisso dedicato alla pornografia. L'uso dei nuovi indirizzi da parte dei siti per adulti sarà comunque volontaria e non obbligatoria

fonte : repubblica.it


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mboup alle

 (inviato il 18/01/2011 @ 23:58:29)

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